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Così si potrebbe sintetizzare l’incontro che venerdì 17 febbraio, l’equipe di Pastorale Universitaria ha avuto con il vescovo Oscar.

Dopo una breve presentazione di don Andrea sullo scopo della Pastorale Universitaria e a chi si rivolge, su cosa intende fare, sulla storia, sulle bellezze, ma anche sui problemi, è iniziato un vero e proprio dialogo tra il vescovo e i giovani presenti.

Pietro ha evidenziato il problema della solitudine vissuta da alcuni studenti e risulta difficile la nascita di una comunità universitaria: la difficoltà nell’instaurare legami umani profondi all’interno dell’ambito universitario genera un ambiente poco propizio alla vita cristiana.

Si è riflettuto poi sul fatto che l’università venga vissuta solo in funzione del dopo. Spesso lo studio si riduce a essere finalizzato esclusivamente al superamento degli esami, al fine di conseguire la laurea in vista di un futuro lavorativo; la dimensione futura sembra opprimere quella del presente.

Luca ha sottolineato il fatto che l’università sia chiusa in se stessa, poco aperta ai processi lavorativi, rendendo così gli studenti impreparati al dopo.

Ma è davvero questo lo scopo dell’università? Dovrebbe dare gli strumenti per poi permettere allo studente di aprirsi al mondo. Non dovrebbe essere una formazione “tecnica” al lavoro con la funzione di abilitare ad un lavoro.

Il dialogo è poi continuato concentrandosi sulla relazione fra studi ed esperienza di fede. Uno dei primi problemi riscontrati è il pensiero dominante che la fede non possa creare cultura, ma poi ci si chiede se la Chiesa è davvero interessata ad “utilizzare” l’università come mezzo per la fede. La cultura è importante ai fini della Chiesa?

Si è notato come negli ultimi anni vi sia la tendenza a ridurre l’ambito educativo all’oratorio, eliminando quasi inconsciamente il fattore” cultura”.

Quale stimolante proposta può fare invece la Pastorale Universitaria alla comunità cristiana? L’obiettivo principale, condiviso da tutti è quello di essere presenti nella comunità dell’università. E questa presenza e tutto ciò che viene proposto deve essere caratterizzato dalla gratuità, e dalla solidarietà, attraverso la quale si realizza la pienezza di vita cristiana che è anche il primo compito dei cristiani in università con i propri compagni.

Questo primo incontro si è quindi rivelato molto interessante e stimolante sia per il vescovo Oscar, “trasportato” in questo mondo di studenti desiderosi di condividere le proprie idee, sia per gli stessi studenti, colpiti da un vescovo che li voglia coinvolgere come attori protagonisti e non come soggetti passivi di una pastorale.