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Ho deciso di iniziare a parlare di musica non da un disco né da qualche ultima uscita, bensì da una di quelle cose, in musica si chiamano grandi canzoni, che in ogni circostanza hanno sempre qualche buon motivo per dire qualcosa.

Summer on a solitary beach è una canzone italiana scritta da Franco Battiato intorno al 1980 e posta come primo abbaglio sonoro nel disco capolavoro La voce del padrone.

4minuti e 59secondi formati da due accordi (Fa e Re minore), un testo apparentemente banale che si nutre di un panorama estivo dai tratti inafferrabili (che non riporto perché vive della musica che lo sottende e va quindi udito – e qui si potrebbero aprire infiniti discorsi su cosa sia canzone e cosa parole su un foglio).

Chi apprezza questo brano lo ama perdutamente, non esistono mezze misure; è una di quelle canzoni che ti impongono un modo di vivere, che non si possono ignorare. Perché? Perché è una grande canzone, e una grande canzone sa farti ascoltare meglio le cose, quelle che sono state e quelle che sono.

Perché Summer on a solitary beach ha questo dono?

Forse perché io sono di origine siciliana e per tante estati ho vegliato l’arsura e le sabbie; ma questo appartiene a me e solo a me potrebbe bastare. Invece questo brano è prima di tutto un suono che si impone attraverso delle note e un ritmo, e che accompagna una melodia composta da parole, parole e musica sono in simbiosi come due gemelli siamesi che condividono lo stesso cuore e lo stesso stomaco. Non si può descrivere una musica con la pretesa di rispondere ad una domanda del genere. Si può dire però che la maestria di un artista sta nel dare al suono significato in sé, lo stesso valore di bellezza di un vento fresco dopo un mese di umidità stantia: non ti chiedi cosa significa ma ne gusti la bellezza. Tutto ciò non è che il primo gradino, perché la bellezza è sempre un momento per partire, per iniziare qualcosa; ma qui non mi interessa andare oltre e invito solo ad ascoltare il suono, il ritmo e il verbo garantendovi che da anni e anni questo capolavoro non smette mai di incantarmi, ogni volta forse per un modo diverso e nuovo perché ogni volta trova un modo per spiaggiarsi nella mia vita.

Ad ogni modo non voglio, e non posso, rispondere del tutto e desidero che ognuno, se vuole, interroghi questa canzone come dopo un’estate brulicante di vita intensa si torna alla “normalità” e si interroga ciò che si è vissuto con la pretesa che il presente sia carico e impetuoso come quel ricordo a tratti già ineffabile.

E sono due accordi; come dire: non bisogna andare tanto lontano per trovare una meraviglia.

Se una canzone può arrivare a questo…

G. Baiman